PRENDERSI CURA DI CHI CURA. Un viaggio trasformativo per armonizzare il proprio Sé privato con il proprio ruolo professionale, potenziando la centratura emotiva e la qualità del benessere quotidiano.
L’importanza della consapevolezza di Sé nella relazione d’aiuto
Quanto porto della mia storia nel mio lavoro?
Quanto porto della mia storia nella relazione di aiuto?
Il Sé è un concetto dinamico, cambia nel corso della vita personale e professionale. La sua costruzione è un processo legato alla capacità di auto – osservazione e di riflessione su di Sé, sulle proprie reazioni emotive e sulla propria storia in continua evoluzione.
È, quindi, di fondamentale importanza disporsi nell’ottica che ogni incontro non può che essere nella relazione e quindi comportare una necessità di rinegoziazione del proprio Sé, come Persona e come professionista, per poter essere di aiuto all’Altro che aspetta di essere incontrato, accompagnato, sostenuto e compreso nei suoi bisogni.
Per il raggiungimento di tale intenzione, le sole competenze tecnico – scientifiche possedute dai professionisti della relazione di aiuto non sono sufficienti, poiché il servizio alla Persona richiede un’attenzione particolare alle dimensioni comunicative, relazionali, cognitive, psicologiche ed emotive proprie e dell’Altro.
Questo è un movimento non facile da attuare che implica l’imparare ad ascoltarsi, conoscersi ed accogliersi, accettando anche le parti che meno ci piacciono. Chi si impegna ad aiutare gli altri, non può non impegnarsi ad avere cura del proprio Sé professionale e privato e a fare esperienze trasformative per aumentare la propria consapevolezza di Sé.
In questa ottica, possiamo pensare ad una dimensione di auto – riflessione che utilizzi le narrazioni come strumento prezioso per ripensare al proprio agire professionale e che permetta al professionista una continua rilettura e riscrittura del proprio agire professionale.
In tal modo, si eviteranno pericoli di automatizzazione, l’influenza di questioni personali rimaste irrisolte, aspetti di egocentrismo, bassa stima di sé, ansia, l’incapacità di rielaborazione dei vissuti personali, l’intolleranza alle frustrazioni, l’incapacità di gestire incomprensioni e conflittualità, dannosi sia per l’Altro che per il professionista che se ne prende cura
Accogliendo questa premessa, appare significativa la conquista di una maggiore consapevolezza di Sé per potenziare la propria crescita personale e il proprio benessere, per co – costruire una relazione di aiuto più efficace ed evolutiva per Sé e per l’Altro e per agevolare la relazione con i colleghi all’interno dei propri contesti professionali, migliorando la qualità delle relazioni sul posto di lavoro.
Gli obiettivi del percorso psicologico “Sé professionale, Sé privato”: un’evoluzione tra consapevolezza e competenza
Il percorso psicoterapeutico si pone l’obiettivo di accompagnare la Persona in un approfondimento accurato della propria storia di vita, esplorando la storia familiare e le modalità relazionali ed emotive acquisite nei contesti significativi di appartenenza. Attraverso questo lavoro, viene stimolata una riflessione profonda su come ogni professionista abbia costruito nel tempo la propria idea di essere un professionista della relazione di aiuto, indagando quanto questa immagine e le relative decisioni siano connesse alla propria storia relazionale, familiare e personale.
L’attenzione si sposta poi sulla pratica professionale quotidiana, per identificare quelle credenze e quei valori che guidano il professionista, spesso in modo inconsapevole, in determinate situazioni. Il processo permette di individuare, destrutturare e ristrutturare le eventuali credenze disfunzionali legate a se stessi che possono rendere meno efficace la relazione di aiuto. Parallelamente, si lavora per acquisire una maggiore consapevolezza circa le proprie modalità relazionali e comunicative, sia verbali che non verbali, e le risonanze che queste generano nelle relazioni con il paziente, i suoi familiari, i colleghi e nella propria vita privata.
Fondamentale è la riflessione sulla capacità di mantenere un adeguato livello di partecipazione e una corretta distanza emotiva dal lavoro, imparando a identificare e valorizzare i propri punti di forza e a revisionare i punti di miglioramento. Questo potenziamento della capacità di osservazione e ascolto verso se stessi e verso l’Altro previene eventuali errori comunicativi e permette di acquisire competenza nella gestione di stress e ansia.
Accogliendo ed elaborando le emozioni che emergono nella dimensione lavorativa, il professionista potenzia la propria competenza emotiva. Si analizza inoltre la relazione tra investimento personale e risultato professionale, osservando come eventuali insoddisfazione possano riflettersi sul rendimento. L’intero processo mira ad aumentare la soddisfazione e motivazione al lavoro, a prevenire il burnout e a promuovere una relazione di aiuto che sia realmente efficace, evolutiva e basata su un contatto con se stessi trasparente e autentico.
Al termine di questo percorso, la frammentazione tra ruolo e identità si apre alla possibilità di una sintesi armoniosa: il professionista può così sperimentare un senso di centratura e una nuova libertà interiore, muovendosi nella relazione d’aiuto con la sicurezza di chi conosce le proprie radici e la serenità di chi sa abitare il proprio spazio emotivo senza timore.
Strumenti e metodologie cliniche
Ogni percorso psicologico è un’esperienza unica. Il lavoro clinico non segue un protocollo rigido, ma integra colloquio clinico, osservazione e comunicazione partecipativa e trasformativa fondata sull’ascolto attivo, attraverso una selezione mirata di strumenti, scelti di volta in volta in base ai bisogni specifici e alla sensibilità della Persona.
Il percorso si avvale di una combinazione di strumenti clinici declinati in diverse aree di intervento, in linea con gli obiettivi specifici di ogni singolo caso:
ELABORAZIONE PROFONDA: Per agire sui blocchi del passato, sui vissuti legati alla propria storia familiare o su eventuali eventi traumatici secondari scaturiti dall’attività professionale, si valuterà l’uso di strumenti quali Terapia EMDR, la Timeline o l’Ipnosi ericksoniana. L’obiettivo è favorire l’accesso alle risorse inconsce e ristrutturare i carichi emotivi legati alla propria storia e alla propria esperienza, trasformandoli in una rinnovata consapevolezza di Sé, sia come Persona che come professionista.
EMOZIONI E RELAZIONI: La dimensione familiare e la rete dei legami significativi, l’origine dell’apprendimento delle proprie modalità relazionali possono essere esplorate attraverso la Terapia delle emozioni, la Terapia sistemico – relazionale e il Genogramma. Questi strumenti aiutano a comprendere come l’eredità dei legami affettivi influenzi oggi il proprio modo di stare nella relazione con il paziente, aiutando a definire con maggiore chiarezza e consapevolezza il confine con l’Altro nella relazione di cura.
ESPLORAZIONE NARRATIVA E CREATIVA: Laddove il canale verbale risulti limitante, l’utilizzo di mediatori come la Fotovideo Terapia, gli strumenti grafici o le Carte Dixit permette di facilitare l’espressione di contenuti complessi e di dinamiche interne che faticano a emergere attraverso il solo canale verbale, di dare un’immagine visiva alla propria identità professionale, facendo emergere aspetti di Sé che il solo linguaggio tecnico spesso nasconde e, infine, di giungere ad una narrazione più autentica del proprio ruolo.
GESTIONE DEL PRESENTE E DEL CORPO: Per regolare ansia e stress possono essere integrate pratiche di Mindfulness, tecniche di rilassamento, tecniche immaginative. Tali risorse promuovono una presenza consapevole nel “qui e ora”, forniscono risorse concrete per mantenere la centratura e l’equilibrio emotivo anche nelle situazioni lavorative più sfidanti, garantendo la necessaria lucidità nella relazione di cura.
AZIONE E CAMBIAMENTO: Per sperimentare nuove risposte comunicative con pazienti e colleghi, il lavoro può includere l’orientamento della Terapia cognitivo – comportamentale, il Role Play e il Mental Training, permettendo di sperimentare attivamente nuovi modi di agire e reagire nelle situazioni lavorative. Questi strumenti permettono di testare diverse modalità di interazione con i pazienti, le famiglie e i colleghi, potenziando l’efficacia del proprio intervento e la padronanza del proprio agire professionale quotidiano.
CONSOLIDAMENTO E INTEGRAZIONE: La continuità del lavoro al di fuori della seduta può essere sostenuta da tecniche di autoipnosi o prescrizioni comportamentali (home work). Questo approccio assicura che le riflessioni emerse nel percorso si trasformino in pratiche concrete, fondamentali per prevenire il burnout e migliorare significativamente la qualità della propria vita privata.
Gli strumenti clinici rappresentano il bacino di risorse da cui attingere per costruire un intervento su misura. Nel rispetto dell’unicità di ogni caso, la metodologia diventa il mezzo per trasformare la complessità del “curare” in un’opportunità di crescita e di autentica espressione di Sé.
A chi è rivolto il percorso?
Il percorso psicologico “Sé privato, Sé professionale” nasce per rispondere alle esigenze specifiche di chi ha scelto di fare della cura e del sostegno all’Altro la propria missione quotidiana. È dedicato a tutti i professionisti della relazione di aiuto che operano in ambito sanitario, educativo e sociale, come ad esempio, Medici, Psicologi, Pediatri, Ostetrici, Infermieri, Logopedisti, Educatori, Assistenti sociali, etc.
Si rivolge a figure professionali che, pur con competenze tecniche differenti, condividono l’esposizione costante alle dinamiche emotive profonde dell’utente o del paziente. È un percorso pensato per chi avverte il bisogno di uno spazio protetto in cui decodificare l’impatto della propria soggettività nel lavoro, prevenendo il senso di isolamento o di sovraccarico che spesso accompagna queste professioni.
Scegliere questo percorso significa riconoscere che, per offrire un aiuto autentico e sostenibile nel tempo, il primo strumento di cura da custodire è la propria integrità personale e professionale.
Posso esserti di aiuto?
Puoi contattarmi per scoprire come possiamo progettare insieme una soluzione personalizzata che rispetti i tuoi bisogni e la tua unicità, all’interno di uno spazio professionale, empatico e non giudicante. Insieme, potremo trasformare le tue sfide attuali in opportunità di crescita, definendo gli obiettivi e i tempi più adatti al tuo contesto personale e lavorativo.
Fare il primo passo significa scegliere di non essere soli nella gestione del proprio carico emotivo e decidere di arricchire attivamente la propria identità professionale e personale.
Ti aspetto per dare valore al tuo benessere e alla qualità del tuo lavoro di cura.
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